Giuseppe Capparelli - Techne Contemporary Art

Contemporary Art & Ceramics
Techne
FOLLOW
Vai ai contenuti
Giuseppe Capparelli
Ticket to Heaven
Nessuno è totalmente indipendente dalle correnti contemporanee”
 Carl Gustav Jung, Psicologia dell’Inconscio, 1916
 

Station to Station è un progetto pilota di arte contemporanea che si dirama nelle stazioni ferroviarie di Reggio Calabria Centrale e nella Stazione Marittima di Messina, promosso dall’associazione culturale Techne Contemporary Art nata a Reggio Calabria nel 2006.
L’idea progettuale, nel quale gli spazi ferroviari sono ripensati come luoghi espositivi, assume, secondo l’idea degli organizzatori, “una forte connotazione simbolica essendo [la stazione] il luogo dell’impermanenza. La pausa obbligata tra un arrivo e una partenza. Intermezzi ai quali, attraverso le arti visive, vorremmo aggiungere la dimensione del tempo liberato dalla contingenza del presente”.
I linguaggi della contemporaneità, in totale aderenza con le sperimentazioni tecnologiche, trasmettono i propri codici ad alta velocità; essere connessi alla rete permette la visibilità e l’aggiornamento sulle più svariate e recenti tendenze artistiche. Così, la rete ferroviaria con le sue stazioni, intese come punti di snodo e di passaggio, diventa metafora della trasmissione della cultura contemporanea. Un luogo altro per veicolare i messaggi dell’arte in maniera capillare e coinvolgere i pubblici più diversificati.
 
Queste due stazioni, contenitori temporanei di frammenti situazionali, sono state progettate e costruite durante il periodo fascista, oltre che per la pubblica utilità, anche come propaganda imperiale.
Il prolungamento delle linee ortogonali semplici e dirette, tipiche dello stile architettonico futurista e metafisico di Angiolo Mazzoni, che le ha progettate in linea con le esperienze del Razionalismo tedesco, che rifiutava la decoratività per la valorizzazione delle strutture essenziali, interseca la linea d’orizzonte che insiste sullo Stretto dilatando lo spazio reale e la sua percezione, fondendo idealmente in un unico agglomerato umano le due grandi città di Reggio e di Messina.
 
Nell’immaginario comune, le stazioni rappresentano la porta d’ingresso della città, delle sue dinamiche e delle sue aspirazioni; sono un luogo emblematico, simbolico e fortemente identitario dove si oltrepassa quel varco dimensionale in cui si manifestano le proprie attitudini e le proprie inquietudini. Anche per queste ragioni, durante gli anni Settanta la stazione di Reggio Calabria è stata protagonista della nota Rivolta di Reggio, quel momento di frizione sociale, nel quale un nutrito gruppo di manifestanti ha lottato per mantenere la rappresentatività degli organi istituzionali regionali anche a Reggio Calabria, oltre che a Catanzaro, attuale capoluogo di regione.
 
Nelle stazioni il tempo si ferma e tutto è rarefatto. Il viaggiatore trasporta se stesso nella dimensione dell’attesa, si estranea e assume una nuova identità.

I Dire Straits, band inglese dalla cui discografia ho tratto il titolo di questa presentazione, denunciano, nel testo dell’omonima canzone, l’assenza di spiritualità ed empatia che coinvolge e comprime l’umanità. Queste assenze sono atti mancati che depauperano il nostro inconscio e ci isolano dall’altro. Ecco perché, l’aspirazione di un ragazzino del Gambia, come suggerito dagli organizzatori, che da grande vuole fare il turista, ci appare ridicola e incomprensibile. Essere turista rappresenta la voglia di Fatou Jobe di potersi spostare liberamente, di viaggiare, anche con la mente. Il viaggio diventa così paradigma di libertà, di poter acquistare con leggerezza e senza implicazioni il proprio biglietto per il Paradiso.
 
Ex Bunker
Nelle viscere della Stazione di Reggio Calabria Centrale, durante gli ultimi interventi di restauro, è stato rinvenuto un bunker antiaereo risalente al periodo bellico. In occasione di questa esposizione viene aperto per la prima volta al pubblico e reso visitabile.
Nel percorso espositivo è inserita l’installazione ‘Knightfish’ un pesce in camera doppia, lavoro di Grazia Bono & Gianni Brandolino, che citando le ricerche artistiche di Damien Hirst, Doris Salcedo e Keith Jellum “sovverte regole percettive ed equilibri spaziali”; in linea con le dinamiche di matrice surrealista si posiziona l’opera Polifemo al Luna Park 2021 di Pino Caminiti, che mescolando il mito con l’a-spazialità della stazione evidenzia le paure e le minacce che vivono i singoli individui. Il viaggio è l’oggetto d’attenzione dell’artista sudamericano Felipe Perez: You are not what you seem è una scultura in ceramica posizionata su uno specchio che riproponendo i manufatti prodotti dalla cultura azteca ci invita ad esplorare altre epoche e continenti col fine di indagare se stessi nella propria interiorità.
La riflessione sul luogo è l’oggetto dell’installazione ceramica 50persone di TechneLab, nella sala macchine dell’ex Bunker; il lavoro interagisce con il contesto, con l’usura del tempo e con la nuova funzione di questo spazio fino a poco tempo fa ignoto. Angela Pellicanò propone la sua dimensione ambientale con l’opera Sciafìlia, l’artista, allestendo un habitat di muschi e licheni all’interno di teche sigillate ermeticamente, trasla le dinamiche vegetative dal contenuto al contenitore che ospita l’opera e i suoi visitatori, come in una sorta di gioco di ruolo dove si azzera il confine fra il fruito e il fruitore. ROSSO VERDE BIANCO è il titolo dell’installazione luminosa di Zerottouno che soffermandosi sulle dinamiche di circuitazioni dei falsi messaggi di propaganda mediatica confonde le masse destabilizzandole da quello che è reale a quello che viene percepito.
 
OUR STUDIO
via dei Correttori, 6
89127 REGGIO CALABRIA (Italy)
+39 0965 312359
info@technecontemporaryart.it
GALLERY
via dei Correttori, 6
89127 REGGIO CALABRIA (Italy)
OUR STUDIO
via dei Correttori, 6
89127 REGGIO CALABRIA (Italy)
+39 0965 312359
info@technecontemporaryart.it
Torna ai contenuti